venerdì 13 aprile 2018

A questa normalità preferisco la follia

Qui inizia la mia melodia dove ballo un tango con la morte, 
mentre la gente osserva l'allegria impressa nei loro occhi fumando tutta la notte senza dare un peso alla vita terrestre... 
Osservo una città deserta con dei cornicioni, 
dei tetti in bilico e con dei lampioni che illuminano le strade,
e su di un tetto intravedo un pazzo che salta da un tetto all altro,
avvertendo attimi di follia con attimi di prudenza 
e con della gente in strada che protestano bussando ai portoni ma nessuno risponde... 
La gente che lo guarda lo chiama Pazzo dicendo: 
- Hey tu... 
Si... 
Hey tu... 
Dico a te... 
pensi di vivere in questo modo? 
pensi di guadagnare la tua notorietà? 
Aspetta... 
fermati... 
non saltare più sui tetti... 
perchè oggi tu sei il Pazzo che sei fuori dagli schemi... 
ma domani che è un altro giorno riprendi la tua mente e la tua vita... 
e non ballare tu sui tetti ma fai ballare noi che osserviamo te... 
dando un senso di follia a noi gente comune.

M&M
 

giovedì 12 aprile 2018

Boomdabash - Barracuda ft. Jake La Furia, Fabri Fibra


Produzione Borotalco.tv Regia e Fotografia: Enea Colombi Executive Producer: Matteo Stefani Producer: Matilde Composta Production Coordinator: Enrico Cestaro Assistente alla Camera: Giuseppe Torsello Costumi: Tiny Idols Make up: Cristina Masoni Scenografia: Samuele Pagani Casting Director: Marina Boetti per SQ Kids Cast: Gaia Cagna, Tommaso De Tuddo, Antonio Marano, Valerio Viti, Mia Pinat, Christine Alexa Perez, Abduulraxmaan Cisse, Jacopo Canses Assistente di produzione: Jacopo Colamartino, Davide Orlando Benza Grazie a Flavio Arrigoni (Piscina Paullo), Alberto Savini, Andrea Vetralla, Tommaso Spagnoli Segui Boomdabash su: Facebook https://www.facebook.com/boomdabashso... Twitter https://twitter.com/BOOMDABASH Instagram https://www.instagram.com/boomdabash_... Music video by Boomdabash performing Barracuda. © 2018 B1, under exclusive license to Universal Music Italia srl

Testo Barracuda Boomdabash

Nuoto in un mare nero come la pece noi siamo
gli ultimi della nostra specie e tu invece
c’hai l’occhio spento
Migrekans
ti si vedo ma non sei reale
Avatar
ho i denti dorati affilati come un barracuda
quando mastico uccido
conto contanti e carati fra e lei balla nuda
come in Maracaibo
sangue e carne cruda
non c’è pace nel posto in cui vivo
la strada non è un buon motivo per essere Giuda
appeso a un ramo d’ulivo
è il triangolo delle Bermuda
da quando ero quattordicenne
se scrivessi una vita vissuta
finirei un milione di penne
megalodonte in un mare di squali
noi tali e quali Jake e Boomdabash
rappo talmente blindato che foro i quintali come un kalash
dimmi sangue caldo che mai ti fermi e ti fermerai
il mare calmo non ha mai fatto esperti sti marinai
scrivo per riempirmi l’ego
con la mano di dio come Diego
non importa che tu non ti spezzi
mi va bebe pure se ti piego, zio
nuoto veloce come un barracuda
in questo mare di squali paura nessuna
a pancia piena con la bocca chiusa
tu pesce piccolo io barracuda
barracuda, barracuda
tu pesce piccolo io barracuda
dicono aiutati che dio ti aiuta
tu pesce piccolo io barracuda
Mo te fazzu la scola
Mo te mandu alla scola
Mentre sta cunti la storia
Paya, tutta n’autrha storia
E mentre te faci lu spiertu
Invece a mie l’autrhi me fannu la ola
Te spiegu a du stai
Salento state of minde
Statte cittu nu picca
Quistu parla e poi dopu me clicca
Ogni cosa face pe ripicca
Nu li piace però poi retwitta
Pesci piccoli senza la lisca
Pesci piccoli quai intrha la frisca
Troppi stannu quai sulla lista
Osce ordinu frittura mista
Giru tranquillu (shalala)
E tu te stizzi (rharharha)
Percene te lassu senza nienti
Osce pe tie ce lu ramadan
Nu te sta bisciu appostu
Comu stai comparema (whawhawha)
Jake, Fibra e Boomdabash
Barracuda (dandandan)
nuoto veloce come un barracuda
in questo mare di squali paura nessuna
a pancia piena con la bocca chiusa
tu pesce piccolo io barracuda
i soldi rendono felici eh si eh
pago cene e pranzi agli amici eh oh
vado a dormire quando voglio buongiorno
non mi interessa che ore sono che ore sono?
conta solo quanto si vende
manco fosse un negozio di Gucci
poi so bene come ci si sente
quando spengono le luci
e dagli occhi ti escono fulmini
perchè contano solo i numeri
e noi che siamo stati gli ultimi
ora è bello non dover lavorare il lunedì
ero da solo senza una lira
tu non immagini i sacrifici
sono tornato più forte di prima
quindi pregate per i miei nemici
nuoto veloce come un barracuda
in questo mare di squali paura nessuna
a pancia piena con la bocca chiusa
tu pesce piccolo io barracuda, barracuda
tu pesce piccolo io barracuda, barracuda
dicono aiutati che dio ti aiuta
tu pesce piccolo io barracuda

domenica 8 aprile 2018

Levante al concerto 1 maggio a Taranto Anche Brunori Sas e Coma_Cose


Levante, Brunori Sas e Coma_Cose saliranno sul palco del concertone del primo maggio a Taranto organizzato dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il gruppo di operai,lavoratori, disoccupati, precari, studenti,professionisti e cittadini formatosi nel 2012 a seguito del sequestro degli impianti inquinanti dell'Ilva. I primi tre nomi sono stati svelati nel corso di una videointervista a ilfattoquotidiano.it, media partner dell'evento, da Michele Riondino, direttore artistico assieme a Diodato e Roy Paci. "Il nostro grido d'allarme -ha detto Riondino -ormai da 5 anni è per il diritto alla salute. Si parla di Ilva solo dal punto di vista lavorativo è invece un problema di mancanza di diritti. E noi l'1 maggio a Taranto lotteremo, grideremo, canteremo, balleremo per riaffermare i nostri diritti. Chiediamo di prendere in considerazione l'idea che quell'azienda debba chiudere: informeremo la città di un possibile accordo di programma".
    Parteciperanno tanti artisti e a titolo gratuito.

martedì 3 aprile 2018

Mi piacerebbe ricevere una lettera ...


Avete presente quella sensazione di gioia incontrollabile che si avverte quando si rivede un amico dopo molto tempo e lo si abbraccia con tutta la forza che si ha in corpo, come per non farlo andare via mai più? O quello stupore inaspettato che provoca un nodo alla gola quando una persona a cui si vuole bene ci consegna timidamente un dono senza che vi siano particolari ricorrenze? O ancora la frenesia esaltante di quando è Natale e vorremmo aprire i nostri regali, impacchettati con cura sotto l’albero? Tutte queste sensazioni si amalgamano tra loro ogni volta che ricevo una lettera. Ormai non si usa più scrivere messaggi sulla carta, impacchettando con attenzione il foglio nella busta e spedendola. Ora tutto è più facile, più veloce: basta scrivere frettolosamente qualche riga e inviare il messaggio con il cellulare o tramite email, intrattenendo una conversazione che non ha costi e assicura una risposta immediata.
Tutto è più frenetico, più tempestivo: eppure non emoziona, non dà soddisfazioni. Non ti fa sorridere all’idea che il mittente ti ha pensato e si è premurato di imprimere sulla carta i suoi sentimenti e le sue opinioni, pregustando il momento in cui tu avresti ricevuto la lettera ed immaginando il rossore che avrebbe imporporato le tue guance. E poi la grafia: il modo unico e speciale di una mano amica che incide con movimenti abitudinari una serie di lettere, che fuse insieme diventano parole, che formano frasi, che creano un’emozione. Per scrivere una lettera ci vuole tempo, è necessario riflettere su ogni parola che si vuole scrivere, ideando il modo migliore per trasmettere pienamente la propria essenza. E’ un lavoro ragionato, lento, pensato.
Una lettera che si rispetti comincia sempre con la stessa introduzione: “Caro…” Questa presentazione mi ha sempre dato da pensare. Ho sempre trovato estremamente tenera l’idea di iniziare a scrivere un messaggio sottolineando l’affetto per il destinatario, eppure il fatto di generalizzare il saluto attraverso una parola che è stata ripetuta migliaia di volte e che è uguale per tutti mi trasmette un senso di tristezza. Quanto può essere “cara” una persona, se per sottolineare la sua importanza si utilizza uno strumento classico, di routine, che ogni persona al mondo usa quando deve scrivere una lettera?
Negli anni ho provato a scrivere più introduzioni, da un informale “hey” ad un più educato “buondì”. Li ho provati tutti, a volte inventando saluti alquanto fantasiosi e buffi. Alla fine, però, ho compreso il motivo per cui viene utilizzato l’aggettivo caro: seppur sfruttato da tutti, trasmette un senso di sicurezza e dolcezza che nessun altro aggettivo potrà mai eguagliare. Forse il motivo per cui è diventato di uso classico è proprio perché trasmetteva quel sentimento, quella tenerezza che ti fa sorridere ed arrossire. Inoltre, vorrei sottolineare il fatto che vi è una sorta di contatto fisico indiretto tra il mittente e il destinatario della lettera: entrambi hanno stretto tra le mani lo stesso foglio di carta e assaporato le parole scritte su di esso, sfiorandole piano con i polpastrelli delle dita e con la parte più intima del proprio animo. Trovo che ricevere una lettera sia estremamente romantico, anche se il contenuto non è denso di smielate dichiarazioni d’amore o di promesse eterne. E’ romantica anche la lettera di un amico, o di un genitore, o di un fratello. Il romanticismo non è dimostrazione di amore, bensì un atteggiamento spirituale, sentimentale o artistico. La lettera di un amante è romantica quanto potrebbe essere quella di una nonna che si premura di raccontare la sua vita ad un nipote. E’ per questo motivo che preferirò sempre l’emozione di ricevere una lettera, al mandare un semplice sms: per tutto ciò che si nasconde dietro il testo, dietro la scelta delle parole, dietro la grafia curata o frettolosa.
Finora ho parlato solo di quanto sia emozionante ricevere una lettera. Esiste però un altro punto di vista, un altro procedimento, persino più emozionante e romantico: scrivere una lettera. Se ne avete già scritta una, sicuramente potete capire ciò che intendo, senza che io dica altre parole. Se invece non ne avete mai scritta una, o magari ne avete imbucata una da bambini e non ricordate più il sapore di quel momento, cercherò di farvi capire al meglio ciò che vi perdete accontentandovi di email e messaggi. Scrivere una lettera è un procedimento che comincia con la scelta della carta. Può sembrare un passaggio scontato o poco importante, ma è una prima presentazione di sé stessi, la prima scelta che si compie quando si pensa a chi è destinata la lettera. Esistono moltissimi tipi di carta: c’è quella classica, quella colorata, quella riciclata, quella decorata. Il secondo passaggio è la scelta della penna da utilizzare (stilografica ad inchiostro blu, nero o rosso?) Sembrerà banale ma l’inchiostro dice molto di una persona. Per fare un esempio: dovete scrivere una breve presentazione a mano da allegare al vostro curriculum, il quale verrà valutato ed analizzato fin nei minimi dettagli. Tra una presentazione scritta a penna nera, magari con una grafia poco ordinata, ed una presentazione scritta in rosso ma con la grafia curata, quale pensate che verrà cestinata? Per quanto la grafia possa contare qualcosa, l’utilizzo di una penna rossa denoterà poca serietà e voglia di applicarsi. E’ importante, quindi, valutare a chi è destinata la lettera e come presentarsi al meglio. Arriviamo poi al momento cruciale della stesura della lettera: il nostro “caro…“, che vuole esprimere il nostro affetto e la dolcezza con cui stiamo iniziando il nostro messaggio. Il contenuto della lettera è, ovviamente, personale e può trattare dei più svariati argomenti: la descrizione di una giornata che avete trascorso con i vostri amici, lo sfogo di un momento di depressione e disperazione, la spiegazione di un vostro comportamento negativo che ha ferito il destinatario, o ancora la semplice rappresentazione di un sentimento che volete esternare. Nella lettera potete scrivere tutto ciò che volete, al suo interno può esservi contenuto un messaggio di tre fogli o una semplice frase di appena poche parole. Si può inoltre incollare sulla carta un ritaglio di giornale, o allegare una foto. Ci sono davvero mille modi di personalizzare una lettera, alcuni più o meno fantasiosi di altri. Il mio modo per personalizzarne una, ad esempio, è quello di fare un disegnino con delle lettere sulla busta. E’ un piccolo tratto distintivo che vuole trasmettere dolcezza e affetto.  Utilizzo anche altre accortezze durante la stesura di una lettera (dal “Bella Zio” che scrivo al termine della lettera per la mia amica a cui piace l'hip hop, al “au revoir mon amour” che scrivo alla mia migliore amica), queste dipendono esclusivamente dal vostro rapporto personale con la persona interessata.
Un altro passaggio divertente è la scelta del francobollo. Fino a qualche anno fa vi erano moltissimi tipi diversi di francobolli tra cui scegliere, ora la scelta è più ridotta (sopratutto se vivete in un piccolo paesino di montagna come me). Nelle grandi città, comunque, è possibile trovarne svariati e vi assicuro che è un momento speciale, che renderà ancora più personale e curata la vostra lettera. E infine giunge il momento di imbucarla. E’ un istante quasi malinconico, perché in quel momento smettete di essere il proprietario del vostro lavoro e consegnate il prodotto finito nelle mani della persona a cui avevate destinato la lettera. Ecco quindi che si palesa una nuova funzione della lettera: quella di essere un dono che voi fate all’altra persona. Tutto ciò che avete fatto non è effettivamente una simbiotica rappresentazione della scelta di un regalo? Quando dovete andare a cercare un dono di compleanno per il vostro migliore amico non pensate forse ai suoi gusti? Non scegliete con cura l’oggetto migliore che rappresenti il vostro affetto per lui? Non tentate di personalizzare il regalo, lasciando un’impronta stilistica o grafica che solo voi due potete comprendere? E’ lo stesso lavoro che vi ho appena indicato nella stesura di una lettera, dalla scelta della carta più indicata, al messaggio personale e alla personalizzazione del testo e della busta. Quando scegliete un regalo e lo comprate con i vostri soldi, quell’oggetto è vostro. Quando però lo consegnate al vostro amico, impazienti di vedere la sua reazione, l’oggetto diventa suo. Ciò avviene anche con le lettere. Forse è per questo motivo che le amo così tanto: per la gioia di regalare, e di ricevere, l’emozione di aver consegnato ad un’altra persona ciò che di più sacro esiste al mondo, ovvero il proprio affetto e la propria anima, espressa tramite piccoli ghirigori di inchiostro fissati per sempre su un foglio di carta che durerà nel tempo.

sabato 31 marzo 2018

Facebook: difficile cancellarsi per 7 meccanismi psicologici


Dopo lo scandalo che ha travolto Facebook in molti si sono detti pronti a cancellarsi dal social, ma in realtà con la 'creatura' di Zuckerberg si è prodotta una vera dipendenza psicologica. Lo affermano su The Conversation alcuni esperti della Pennsylvania State University, secondo cui ci sono sette meccanismi che rendono difficile 'scappare'.

Il primo gancio che tiene attaccati ai social è la falsa sensazione di avere molti amici che danno le infinite possibilità di interazione con gli altri. A questo si aggiunge il fatto che attraverso la scelta dei dati personali da condividere si può proiettare un'immagine ideale di sè, suscitando quindi una migliore reazione negli altri.

Un'altra delle gratificazioni psicologiche a cui è difficile rinunciare è la possibilità di avere una finestra sulla vita degli altri, e di soddisfare quindi l'innata curiosità nei confronti di chi ci sta vicino ma anche di persone famose. Essere sui social inoltre ha anche di per sè un vero e proprio valore. "Alcuni studi hanno mostrato che un uso attivo di Facebook aumenta il capitale sociale di una persona, ed è associato ad un aumento dell'autostima e del benessere".

I social, aggiungono gli autori, danno anche la possibilità di 'allargare la propria tribù', e quando si posta una storia ma anche solo quando si recensisce un prodotto su Amazon si ha la sensazione di appartenere a un 'bandwagon', un movimento di successo. Questo effetto è anche alla base di un altro meccanismo per cui ci si sente appagati se si ha una 'validazione esterna', con molte persone che attraverso 'like' e commenti mostrano di pensarla allo stesso modo del soggetto.

Infine, conclude l'articolo, ci sono gli effetti di dipendenza che l'algoritmo stesso insito in Facebook cerca di creare. "L'algoritmo che raccoglie le informazioni personali è lo stesso che spinge ad essere social, sulla base dei propri interessi, dei comportamenti e del network di amici".

mercoledì 28 marzo 2018

venerdì 16 marzo 2018

Sotto il Mantello

qua dove tutto giace sotto un mantello pieno di polvere, 
non si vede piu il nero scolorito dai fattori del tempo, 
sotto quel manto ricordi di vita vissuta, 
in disparte da tutti anche se vicini a qualcuno, 
una vita inquieta vicino al fuoco che arde che brucia le pelli,
un fuoco che brucia che lascia ferite, 
scintille e faille spruzza quel fuoco che colpiscono il cuore infierendo contro l'amore, 
fa male il dolore il pianto infinito che ti lascia scoperto, 
ma non per questo il mondo è finito la fiamma arde in questo mondo infinito, danze di spiriti che ballano attorno al fuoco che arde i nostri ideali che un giorno furono a noi tramandati da padri che adesso non ci sono più, 
e figli indegni di cotanta sapienza dove la società ne è ormai senza. 
Il chiaro di luna risplende quel cumulo di macerie che la vita ha lasciato, 
ricoperto da quel manto nero sbiadiato, 
la polvere vola via per poi riposarsene altra, 
cosi è la vita, 
così è il fuoco che brucia, 
così è la luna che brilla, 
cosi è la vita che gira.

Massimo Lo Cicero